GEO vs SEO nel web design: come progettare siti che ChatGPT e Gemini sanno leggere (e citare)
Sempre più persone chiedono a ChatGPT o a Gemini quale fornitore scegliere, prima ancora di aprire Google. Se il tuo sito è difficile da leggere per una macchina, la tua azienda in quelle risposte non c'è. E molto di ciò che decide se ci sei o no si gioca nel progetto del sito, non solo nei testi.
Davide MachìGraphic & Web Designer
Lettura 11 min
Negli ultimi mesi mi è capitato più volte che un cliente aprisse la riunione con la stessa domanda: "Ho chiesto a ChatGPT chi fa questo lavoro nella mia zona, e non mi ha nominato. Perché?". Fino a poco tempo fa la domanda era "perché non sono su Google". La sostanza non è cambiata: un sistema automatico deve capire chi sei, cosa fai e perché dovrebbe fidarsi di te. È cambiato chi legge.
In questo articolo parlo della parte di cui si parla meno: come le scelte di progettazione di un sito, cioè la struttura delle pagine, la gerarchia visiva, i dati strutturati e l'accessibilità, rendono un'azienda più facile o più difficile da capire per un'intelligenza artificiale.
Cos'è la GEO e in cosa è diversa dalla SEO
GEO sta per Generative Engine Optimization: l'insieme di accorgimenti che aumentano la probabilità che un motore "generativo", come ChatGPT, Gemini o le risposte AI di Google, usi le informazioni del tuo sito e ti citi in una risposta.
La SEO lavora per farti comparire in un elenco di risultati, dove è la persona a scegliere su cosa cliccare. La GEO lavora per farti entrare in una risposta già confezionata, dove la scelta la fa il modello: se non ti nomina, per quella persona non esisti.
| SEO | GEO | |
|---|---|---|
| Dove compari | Nella lista dei risultati di Google | Dentro la risposta di un assistente AI |
| Chi sceglie | La persona, tra dieci link | Il modello, che ne nomina pochi o nessuno |
| Cosa conta di più | Pagina pertinente e autorevole | Informazioni chiare, coerenti e facili da estrarre |
| Unità di lettura | La pagina intera | Il singolo paragrafo, che deve reggersi da solo |
Una precisazione importante: la GEO non sostituisce la SEO, ci si appoggia. Gli assistenti che cercano informazioni aggiornate partono quasi sempre dai risultati di un motore di ricerca tradizionale. Un sito che Google non riesce a indicizzare bene difficilmente verrà citato da un'AI. Quello che cambia è il modo in cui, una volta trovato, il sito viene letto.
Come un'intelligenza artificiale "legge" un sito
Per progettare bene bisogna partire da come lavora il lettore. Semplificando, quando un assistente cerca una risposta sul web succedono tre cose:
- Trova alcune pagine candidate, di solito attraverso un motore di ricerca.
- Le scarica e ne estrae il testo, scartando grafica, menu, banner e tutto ciò che non è contenuto.
- Seleziona i brani più utili alla domanda e li usa per comporre la risposta, a volte indicando la fonte.
Il punto due è quello che riguarda chi progetta siti. Il modello non vede il sito come lo vedi tu. Non apprezza la foto d'effetto, non capisce che quel riquadro grande in alto è il messaggio principale, e molti dei sistemi che leggono il web non eseguono il JavaScript: se un testo compare solo dopo uno script, per loro quel testo spesso non esiste. Vede un documento: titoli, paragrafi, elenchi, tabelle, link. Tutto ciò che ha senso solo visivamente si perde.
Un sito ben progettato per le AI è un sito che resta comprensibile anche quando gli togli tutta la grafica.
1. La gerarchia visiva deve coincidere con quella del codice
Un grafico organizza la pagina con dimensioni, pesi e spazi: il titolo grande, il sottotitolo più piccolo, i blocchi separati. Per una persona funziona. Ma se nel codice quel "titolo grande" è un semplice testo ingrandito e non un vero titolo, la macchina non sa che è il concetto principale.
- Un solo titolo principale (H1) che dice chi sei e cosa fai, non uno slogan creativo. "Grafico e web designer a Turbigo" è più utile di "Diamo forma alle idee".
- Sottotitoli (H2, H3) che rispecchiano le sezioni reali, nell'ordine logico, senza saltare livelli per motivi estetici.
- Un concetto per sezione. Se un blocco parla insieme di servizi, prezzi e chi sei, è difficile da estrarre e citare.
- Niente testo importante dentro le immagini. Lo slogan scritto sulla foto della home, il listino in un'immagine, i servizi in un'infografica: per un modello sono invisibili.
2. Architettura delle informazioni: una pagina, un tema
Le AI ragionano per brani, ma le pagine restano l'unità con cui vengono trovate. Un sito in cui tutti i servizi stanno in un'unica pagina generica ha poche possibilità di essere scelto per una domanda precisa come "chi realizza packaging per prodotti alimentari vicino a Milano".
- Una pagina per ogni servizio principale, con un titolo e un indirizzo che dicono esattamente di cosa si tratta.
- Una pagina "chi sono" o "chi siamo" vera, con nome, ruolo, esperienza e zona di lavoro: sono le informazioni che un modello usa per capire se sei una fonte affidabile.
- Collegamenti interni con testi descrittivi. "Scopri il servizio di realizzazione siti web" spiega cosa c'è dall'altra parte; "clicca qui" no.
- Informazioni coerenti ovunque. Se il sito dice Turbigo, la scheda Google dice Castano Primo e il profilo social un'altra cosa ancora, il modello non sa di chi fidarsi.
3. Dati strutturati: dire alla macchina cosa sta guardando
I dati strutturati, nel formato definito da Schema.org, sono informazioni aggiunte al codice della pagina che non si vedono ma descrivono il contenuto in modo esplicito: "questa è un'attività professionale, si chiama così, ha sede qui, offre questi servizi, questo è un articolo scritto da questa persona in questa data".
Quelli utili per un'attività come la tua sono pochi:
- Organization o LocalBusiness: nome, indirizzo, telefono, zona servita, collegamenti ai profili ufficiali;
- Service: un servizio per pagina, con la descrizione;
- Article o BlogPosting: autore e data degli articoli;
- FAQPage: domande e risposte, se la pagina ne contiene davvero.
Va detto con onestà: nessuno dei grandi fornitori di AI dichiara di premiare i dati strutturati in sé. Il loro valore è indiretto ma concreto: aiutano i motori di ricerca, su cui gli assistenti si appoggiano, a capire senza ambiguità chi sei e cosa offri. E costano poco: si impostano una volta, in fase di progettazione.
4. L'accessibilità è leggibilità per le macchine
Le regole che rendono un sito usabile da chi naviga con un lettore di schermo sono quasi le stesse che lo rendono comprensibile a un'intelligenza artificiale. Non è un caso: in entrambi i casi il sito viene "ascoltato" invece che guardato.
- Testi alternativi descrittivi sulle immagini che contano. "Etichetta per vino rosso, fronte bottiglia" dice molto più di "IMG_0453".
- Pulsanti e link veri, con un testo che spiega dove portano.
- Tabelle vere per i dati tabellari, come prezzi e orari, non immagini o colonne finte fatte di riquadri.
- Contenuti visibili senza interazione. Testi nascosti dentro schede, slider o finestre che si aprono solo al clic rischiano di non essere letti.
5. Scrivere paragrafi che si possono citare
Qui il design incontra la scrittura. Un modello estrae brani, quindi conviene che ogni brano importante si regga da solo: chi, cosa, dove, quanto, in una o due frasi.
- Risposte dirette in apertura di sezione. Prima la risposta, poi la spiegazione.
- Dati concreti: zona di lavoro, tempi indicativi, prezzi di partenza, tipi di clienti. Un "a partire da" scritto in chiaro è un'informazione citabile; "contattaci per un preventivo personalizzato" non lo è.
- Domande frequenti vere, con le domande che i clienti fanno davvero e risposte brevi.
- Un autore riconoscibile. Articoli firmati da una persona reale, con il suo ruolo, valgono più di testi anonimi.
6. La fiducia si costruisce anche fuori dal sito
Quando un assistente consiglia un fornitore, non si basa solo sul suo sito: incrocia quello che trova altrove. Recensioni sulla scheda Google, profili professionali, citazioni su siti di clienti, articoli di settore. Il sito deve essere il centro di tutto questo e collegarlo: link ai profili ufficiali, recensioni con la loro fonte, lavori con il nome e il link del cliente quando è possibile.
L'errore tecnico più banale: bloccare le AI senza saperlo
Il file robots.txt dice ai programmi automatici quali parti del sito possono leggere. Alcuni temi, plugin e servizi di sicurezza bloccano per impostazione predefinita i programmi delle aziende di intelligenza artificiale. Se il tuo sito li blocca, non c'è progettazione che tenga.
Al momento in cui scrivo, i principali hanno nomi pubblici e distinti: per esempio OAI-SearchBot e GPTBot per OpenAI, Google-Extended per l'uso dei contenuti da parte di Gemini, PerplexityBot, ClaudeBot. Alcuni servono alla ricerca in tempo reale, altri all'addestramento dei modelli, e si possono gestire separatamente. Decidere cosa consentire è una scelta legittima; non saperlo, no. Vale la pena controllare il file e, se il sito è protetto da un servizio esterno, le sue impostazioni sui bot.
Una verifica in dieci minuti
Ecco le domande che mi faccio quando analizzo un sito con questo obiettivo:
- Se copio solo il testo della home in un documento, si capisce chi è l'azienda, cosa fa e dove?
- Il titolo principale descrive l'attività o è solo uno slogan?
- Ogni servizio importante ha una pagina dedicata?
- Ci sono informazioni importanti scritte solo dentro immagini?
- Nome, indirizzo e telefono sono identici su sito, scheda Google e social?
- Le pagine hanno dati strutturati coerenti con il contenuto?
- Il file robots.txt blocca qualche programma senza che tu lo abbia deciso?
- Esistono pagine che rispondono in modo diretto alle domande dei clienti, prezzi compresi?
Come l'ho applicato al mio sito
Quando ho riprogettato questo sito ho seguito proprio questi criteri. Le pagine sono in HTML leggero, quindi il testo è leggibile anche senza eseguire script. Ogni servizio ha la sua pagina, con un titolo che dice cosa offro e dove lavoro. Il codice contiene i dati strutturati dell'attività, dei servizi e degli articoli. Le recensioni riportano la loro fonte, con il link al profilo da cui provengono, e i lavori del portfolio hanno ciascuno una pagina con il nome del cliente e cosa è stato fatto.
Nessuno può garantirti di comparire nelle risposte di ChatGPT o di Gemini: i criteri dei modelli non sono pubblici e cambiano spesso. Quello che si può fare è togliere gli ostacoli e rendere il proprio sito la fonte più chiara e coerente su se stessi. È lo stesso lavoro che rende un sito migliore per le persone, ed è per questo che vale la pena farlo comunque.
In sintesi
La GEO non è una tecnica misteriosa da aggiungere a un sito finito. È la conseguenza di un progetto fatto bene: una gerarchia chiara anche nel codice, una pagina per ogni tema, dati strutturati che descrivono l'attività, contenuti accessibili e paragrafi che rispondono a domande precise. Se il tuo sito è nato senza pensare a questi aspetti, spesso non serve rifarlo da zero: bastano interventi mirati sulla struttura e sui contenuti. Ne parlo anche negli articoli su gli errori che rendono lento un sito WordPress e su quanto costa un sito web.
Vuoi sapere come se la cava il tuo? Chiedimi un mini-audit gratuito: guardo il sito anche con questi criteri e ti rispondo con tre cose che migliorerei. Se invece stai pensando a un sito nuovo, trovi come lavoro nella pagina dedicata alla realizzazione di siti web.